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Sposa condannata a pagare oltre 70.000 €

Sposa condannata a pagare oltre 70.000 € per aver diffamato una fotografa

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Sposa condannata a pagare oltre 70.000 € per aver diffamato una fotografa
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I servizi fotografici dei matrimoni sono impegnativi. Si sa. Sia in termini di preparazione che di realizzazione. Per riuscire nell’impresa di scattare foto adeguate che siano all’altezza del momento più bello di tutta una vita c’è bisogno di conoscenza e di competenza.

Non è possible lasciare nulla all’improvvisazione, né tantomeno al caso. È per questo che per realizzare un servizio fotografico c’è bisogno di tanto impegno. Ma non sempre l’impegno profuso viene riconosciuto in maniera adeguata.

Così come  non sempre tutto procede nella maniera in cui dovrebbe, o nella maniera in cui i partecipanti all’evento vorrebbero.


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Sposa condannata a pagare oltre 70.000 € per aver diffamato una fotografa
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Di certo niente è andato per il verso giusto a Richmond in Canada nel 2015

Emily Liao è una sposa che in previsione del suo matrimonio trova online i lavori dello studio “Amara Wedding” della fotografa Kitty Chan e del marito Kevin Leung, e li reputa adeguati alle sue esigenze.

Oltre alla prestazione professionale, parte essenziale della ricerca era rivolta al fatto che il/la fotografo/a dovesse parlare il cantonese. Il lavoro e le abilità linguistiche di Kitty Chan e del suo studio rispondevano a tutti i requisiti richiesti dalla sposa

Si contattano e decidono di formalizzare ufficialmente il contratto per la fornitura del servizio di matrimonio. Il prezzo stabilito era di 6.064,80 Dollari canadesi corrispondenti a 3.800 Euro circa.

Sposa sulla sabbia con bouquet
Sposa sulla sabbia con bouquet

Il servizio ovviamente doveva includere tutti gli ammennicolo relativi alla cerimonia in sé come foto prima e dopo, in casa e fuori, con trucco e parrucco etc. Tutto come nella consuetudine.

Quando qualcosa comincia a non andare per il verso giusto

Qualche mese prima della cerimonia, i due fotografi, titolari dello studio, fanno sapere di non poter essere presenti all’evento perché in quei giorni si sarebbero trovati in vacanza in Giappone. Per mantenere il loro impegno professionale incaricano un loro collaboratore Snow Zhang di prendere parte alla cerimonia al posto loro.

L’unico problema di Zhang era che lui non parlava il cantonese, ma il mandarino. Per ovviare al problema viene ingaggiata un’interprete che avrebbe avuto il compito di tradurre da una lingua all’altra.

Le riprese del pre-matrimonio organizzate un mese prima filano lisce senza alcun intoppo, né di foto né di traduzioni.

I primi problemi cominciano a manifestarsi nel momento in cui la sposa ha l’opportunità di visionare il materiale scattato nella fase di pre-matrimonio. Emily era assolutamente insoddisfatta dalla qualità, quantità e ripetizione delle pose nelle foto scattate da Zhang.

Sposa in macchina
Sposa in macchina

In virtù del risultato, Emily prende la decisione di non pagare la seconda rata pattuita per il servizio. La fotografa e il marito decidono comunque di tenere fede all’impegno professionale concordato, fiduciosi di risolvere il problema al ritorno dalla vacanza.

Il giorno del matrimonio i due fotografi si presentano regolarmente per il servizio di nozze.

Ovviamente la disputa finisce in tribunale

I problemi veri arrivano dopo. I due fotografi dichiarano che le foto viste dalla futura sposa non erano trattate e quindi non erano pronte per poter essere stampate. Dichiarano inoltre  che si sarebbero rifiutati di consegnare alcunché se la sposa non avesse provveduto a versare tutta la somma dovuta.

La sposa invece non aveva alcuna intenzione di pagare, almeno se non prima di aver interpellato un fotografo di sua scelta che avrebbe dovuto fornire un parere tecnico sulla qualità degli scatti realizzati. I due fotografi rifiutano le condizioni.


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Le bagatelle legali tra i due vanno avanti fino a quando la sposa Emily decide di intraprendere una ciclopica campagna diffamatoria nei confronti dell’operato dello studio fotografico.

Campagna denigratoria ben orchestrata che dà i suoi frutti. Nel giro di pochi anni lo studio si ritrova costretto a chiudere per l’efficacia dell’opera di diffamazione compiuta dai post al vetriolo di Emily.

Colonne di un tribunale
Colonne di un tribunale

In questi giorni è arrivata la sentenza definitiva della disputa legale che ha condannato la sposa per diffamazione compiuta nei confronti dello studio fotografico.

Nella sentenza si legge tra l’altro:

“Questo caso è un esempio dei pericoli connessi all’uso di Internet per pubblicare informazioni senza la dovuta attenzione alla sua accuratezza”
“Emily e altri che pensano che sia accettabile utilizzare Internet come veicolo per sfogare le loro frustrazioni, devono ricevere il messaggio che ci saranno conseguenze se le loro pubblicazioni sono diffamatorie”.

Finale della storia

Emily sarà costretta a pagare dai 6.000 $ pattuiti, 75.000 $ di danni all’attività e 40.000 $ di danni derivanti dalla diffamazione: totale 115.000 $ canadesi (72.500 € circa).

Nell’epoca della clava di internet, è bene riflettere sempre prima di agire e, come dice il giudice nella sentenza, pensare sempre che le azioni commesse anche in rete possono avere conseguenze.

Anche molto, ma molto spiacevoli.

Via CBC Canada, foto di porsche_chen2009 , Sweet Ice Cream PhotographyCayton HeathSebastian Pichler




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